Autovelox

La velocità “sostiene” l’attenzione, altro che Tutor autostradale!

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Sulle nostre autostrade è sempre più facile imbattersi nei temuti tralicci che ospitano il sistema che ci sorveglia in autostrada, il tutor. Il consiglio oltre che per la sicurezza personale e collettiva è quello di guidare secondo il codice e rispettare i limiti, se non si vuole rischiare di perdere punti e patente. Ma uno studio rivela che di notte, soprattutto sulle autostrade a tre o quattro corsie, mantenere un’andatura sotto il limite dei 130 km/h è più pericoloso che oltrepassare il limite di velocità. Questa conclusione, che sembra essere un controsenso, in realtà è dettata semplicemente dal fatto che durante le ore notturne l’attenzione media tende a diminuire e guidare a bassi regimi aumenta il rischio d’incidente. Questo non vuole essere un’invito ad intraprendere gare senza regole sulle autostrade, ma secondo i risultati dello studio, a mantenere un’andatura sostenuta, anche oltre i limiti, stimola l’attenzione in modo molto più convincente.

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“T-redttopoli” l’Italia sottoinchiesta


Il filone d’inchiesta partito dalla Procura della Repubblica di Verona, che vede indagato Stefano Arrichetti, amministratore unico della ditta Kria, che gestiva i temutissimi T-red, si estende fino al centro Italia in Umbria. Il centro nord, vede come principali indagati di un’inchiesta, una volta tanto, graditissima agli automobilisti, già con oltre 108 persone denunciate, tra cui sessantatre comandanti di polizia municipale, trentanove amministratori pubblici e sette amministratori di società private. Le vittime dell’inchiesta, nel capoluogo umbro non sono da meno, sei amministratori pubblici, così come nella città di Spello tre persone indagate. Per fortuna di ogni cittadino, da agosto i T-red sono stati sostituiti, al loro posto il sistema PHOTO R&V, che per ora non hanno provocato troppi malumori.

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Misure anti auto-velox

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Alcuni ragazzi negli Stati Uniti, non ha trovato di meglio da fare che imbrogliare l’Autovelox, presente in quasi tutti gli Stati americani. Il metodo consiste nel ricreare al computer targhe false, ma molto simili alla realtà corrispondenti a quelle vere di altri automobilisti ignari del clone. Una volta applicati i riferimenti della città e del numero assegnato dalla Motorizzazione in modo da coprire la targa dell’auto, e dopo aver applicato la targa falsa grazie ad una stampa fotografica, gli scorretti automobilisti sfrecciano davanti agli autovelox che li ritraggono immortalando l’infrazione che viene inviata con annessa multa al proprietario di quell’auto a cui si riferisce la targa. Il risultato è che dovranno dimostrare con un ricorso che quel giorno a quell’ora si trovavano in tutt’altra parte e che nulla avevano a che fare con l’infrazione, altrimenti null’altro resta da fare che pagare. C’è da dire che a rendere più facile il lavoro dei truffatori è il fatto che la rivelazione da parte degli strumenti elettronici di rilevazione della velocità in uso alle Forze dell’Ordine avviene su una sola targa, quella posteriore e che nel verbale non viene né visualizzato al meglio né citato il modello di auto che viene fotografato e che s’è reso protagonista dell’infrazione. Ci si aspetta adesso un energico giro di vite da parte delle Autorità americane e sanzioni questa volta vere nei confronti dei truffatori.
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